Un mercoledì d'ordinaria follia

(Canton Ticino, 4 marzo 1992)


Sono passati diversi mesi dall’ultimo post su questa pagina. I motivi sono diversi, ma uno, se non è il principale, è che certe storie non fa mai piacere raccontarle. Certe storie non si vorrebbe mai che fossero raccontate. La vicenda è triste sotto tanti punti di vista. Un uomo devastato, intere famiglie distrutte, altre persone che hanno ancora oggi sul corpo e dopo tantissimi anni i segni dell’accaduto.
Una storia difficile da riassumere, piena di tanti punti oscuri e di tantissimo dolore.
Io stesso ci ho riflettuto a lungo se fosse il caso di parlarne, sul perché parlarne e se oggi, a distanza di quasi trent’anni malgrado si è tutti un po’ più sereni, sia il caso di riesumare questo orribile caso di cronaca che ha coinvolto un nostro concittadino.
Erminio Criscione, era nato a Mineo nel 1955, nel marzo del 1992 si rese il protagonista di quella che i massmedia svizzeri dell’epoca definirono la “Strage di Rivera”.
Criscione, aveva frequentato un corso di management nel settore delle carni all’ingrosso, da chi lo conosceva era descritto come “estremamente riservato e taciturno”. Il 4 marzo del 1992 era uscito di casa con una lista di nomi da “punire”: erano persone con le quali aveva avuto rapporti lavorativi, piccoli screzi e uomini politici ticinesi. Che avesse pianificato la strage con cura si evidenziò man mano che le indagini andarono avanti. Infatti, qualche settimana prima aveva acquistato un kalašnikov in un’armeria di Zurigo.
Un portale statunitense specializzato in serial-killer così definisce Erminio Criscione “Door-to-door gunman”. Infatti quella terribile giornata di follia iniziò alle 19 circa quando il miniolo suonò ad una porta di una casa di Origlio nel Luganese, l’immigrato siciliano imbracciava un kalašnikov, quando Franco Greco (un suo amico e collega) aprì, il Criscione senza dire nemmeno una parola lo colpì alle gambe con una raffica di mitra.
Verso le 20 si trovava a Rivera (un quindici chilometri da Lugano), dovecolpì 8 persone che stavano per sedersi a cena. Morirono sul colpo Ildo Ghezzi, la consuocera Costanza Balerna e il figlio Paolo. Feriti in modo severo Sandra Balerna, la figlia Alice di 5 anni, i nonni della piccola Ugo Balerna e Silvana Ghezzi.
Poco dopo Erminio Criscione suonò alla porta dei coniugi Solcà, la famigliacomposta da Dario, Lucia e il figlio Lucavenne sterminata. L’altro figlio e la fidanzata si salvarono solo perchéquella sera erano usciti fuori a cena.
Alle 20,30 a Massagno (periferia di Lugano) ferì la signora Indra Kestenholz (moglie del suo formatore,da cui era stato bocciato all’esame).Colpita la donna alle gambe il Criscione le disse “Di’ a tuo marito che tornerò!”
Verso le 21 tentò senza riuscirci di rintracciare un deputato del parlamento della Confederazione, Adriano Cavadini.
Infine si consegnò alla polizia cantonale (pare che sulle sue tracce fossero un centinaio di poliziotti): “L’omicida sta in silenzio e piange come un bambino”, dichiarò dopo l’arresto il procuratore ticinese Jacques Ducry.
Era ancora nella camera di sicurezza della polizia (in attesa di essere interrogato dal magistrato) quando il trentasettenne approfittando del cambio turno dei secondini (tra le 17,45 e le 20,00) si impiccò con le lenzuola alle sbarre della finestra della sua cella. Sul perché del folle gesto, la cui spiegazione non può esaurirsi nel “semplice” raptus di follia, non si è mai fatta piena luce. Cosa fosse scattato nella mente di Erminio Criscione è rimasto un vero mistero, come un mistero è rimasto anche il suo suicidio. La magistratura svizzera si è sempre nascosta sull’impossibilità materiale di poter controllare 24 ore su 24 il detenuto. Ma a distanza di decenni (nel 2012) in un intervista l’insegnate d’inglese sopravvissuta Indra Kestenholz (autrice anche di un libro sulla vicenda) così si è espressa: “[Dopo questi dolorosi fatti] ho deciso di frequentare la scuola di psichiatria sociale a Mendrisio, spinta dal desiderio di capire cosa fosse scattato nella testa di Criscione. Non sono mai riuscita a capirlo veramente, quello che ho capito è che la mente umana è davvero imprevedibile. Chi di noi non ha mai litigato con qualcuno? Chi di noi non si è mai trovato in situazioni come quelle che hanno spinto Criscione a compiere un massacro? Con il senno di poi mi spiace che Criscione si sia impiccato. Avrei voluto sentire le sue motivazioni, le ragioni di tanta rabbia… Ho cambiato davvero modo di pensare, quando vivi una cosa così capisci che nulla è scontato. Ora vivo giorno per giorno. Sono riuscita a vedere il positivo in tutta questa storia. Certo, se mi metto nei panni di chi ha perso un famigliare mi rendo conto che per loro forse non vale la stessa cosa”. Nella strage di Rivera morirono sei persone e altre sei (tra cui la piccola Alice) rimasero gravemente ferite e segnate dall’azione criminale.[l'intervista ai sopravvissuti https://www.lanostrastoria.ch/medias/92348]